Aiguilles Marbrées 3536m e Aiuguille d'Entrèves 3605m "Monte Bianco" - 31 Marzo / 01 Aprile 2019 -

Domenica 31 Marzo, partenza da Roma, alle sei puntualissimi, per il Monte Bianco.

Il nostro obiettivo, è la salita della cresta rocciosa a sud-ovest dell'Aiguille d'Entrèves, dentellata ed espostissima.

Per il sottoscritto, le modalità di queste uscite alpine, non cambia!

A causa del lavoro da libero professionista/imprenditore, mi concedo disponibili i soliti due giorni. Sufficienti però per realizzare piccoli sogni alpinistici...

E' anche la prima uscita in quota, dopo il Nepal di Ottobre che mi ha visto percorrere la valle di Nar e Phu e in vetta ad un seimila metri: il Chulu far East.

Verso le ore 14.00 raggiungiamo il rifugio Torino a 3375m con la funivia, al Monte Bianco. Sistemati i nostri pochissimi oggetti per la notte nella nostra cameretta, decidiamo di farci un giretto sul ghiacciaio in direzione del Dente del Gigante.

Dopo un'oretta io e l'amico Andrea, ci ritroviamo in vetta all'Aiguilles Marbrées a 3536m di altitudine.

La giornata è meravigliosa, calda quanto basta, con la neve compatta e trasformata. Non smetto di fare fotografie per la felicità di ritrovare quei paesaggi che ormai li sento familiari, e sono sempre di grande emozione. Il Dente del Gigante di 4013m, è davanti a noi che sembra poterlo toccare con un dito (infatti è ampiamente dimostrato in una delle foto che seguiranno), un pilastro di roccia dritto come un fuso verso il cielo, che mi genera sempre una grande attrazione, pur essendoci salito già più di una volta.

E' una vetta davvero irresistibile... chissà se quest'anno non ci ritornerò sù.

La giornata passa divertente, tra fotografie e video, scherzando con l'amico Andrea. Arriviamo in vetta dopo un'ora esatta dalla partenza dal rifugio, mezz'ora prima di quanto dicono le guide... nonostante la quota, stiamo bene e nutriamo buone speranze per la giornata successiva che ci vedrà sull'affilata cresta sud ovest dell'Aiguille d'Entrèves.

Saliti per la facile cresta nord est dell'Aiguille Marbrees, che ha presentato negli ultimi metri di roccia un saltino di terzo grado, ci siamo divertiti a giocare con la montagna.

Dopo le foto di vetta, ci dirigiamo in discesa verso la cresta che ci riporterà sul giacciaio. Una cresta tra rocce e neve, facile e divertente, ma aerea.

Bellissima davvero, forse è il panorama a renderla così splendida?

Difatti è una bellissima giornata, dove tutto fila liscio e di grande emozione con panorami da mozzafiato.

Arriviamo all'ancoragio della doppia, lancio la corda, mi calo, libero la corda dal mio discensore e grido ad Andrea che può scendere anche lui. Sul ghiacciaio, filiamo la corda e dopo mezz'ora siamo di nuovo al Rifugio Torino.

E' stata una passeggiatina pomeridiana su di un ghiacciaio e su per una vetta di tremila e cinquecento metri, a dieci ore di distanza da Roma... tutto ciò è davvero incredibile !!!

Alla reception del rifugio ci dicono che la cena sarà servita alle 18.30. OK, sistemiamo le cose nella sala attrezzi del rifugio, per essere poi pronti la mattina dopo, e saliamo alle camerette per tentare di dormire un poco prima della cena, però tra una cosa e l'altra, ecco che ci manca solo una mezz'ora.. dormo veloce ma la sveglia suona subito, è immediata... peccato!

E' ugualmente bellissimo anche se il sonno un po' domina gli occhi.

Cena perfetta, gustosa, ci alziamo con la pancia piena e soddisfatta... ci spostiamo alla comoda sala bar, e ci prendiamo un genepì della Valleé, e il sottoscritto anche un bel caffè per quietare quel poco di mal di testa dovuto alla quota.

Si scherza e si parla della giornata successiva, per organizzare la salita dell'Aiguille d'Entrèves. Stabiliamo di partire sul prestissimo, per evitare il sopraggiungere del mal tempo già previsto per Lunedì, anche se non sarebbe stato un cambiamento violento. Comunque, per esperienza acquisita in alta quota, il meteo non è mai prevedibile, soprattutto se i venti sono previsti da sud... quindi, meglio partire prima dal rifugio, guadagnando ore buone di bel tempo.

Così, infatti, ci alziamo alle 04.30.

Colazione, e fuori dal rifugio alle 05.30.

Il cielo è nero e stellatissimo, l'aria è frizzante!

Ci avviamo verso il nostro obiettivo, al buio, lungo le tracce sul ghiacciaio. La luce delle nostre frontali illuminano i nostri passi. Lontano si vedono appena le forme delle montagne intorno a noi, e anche due puntini di luci di frontali, già lontane sotto il Mont Blanc du Tacul.

Sono i due alpinisti che si avviano verso la goulotte Gabarrou Albinoni, si perché a cena nel rifugio ci avevano detto che ci sarebbero andati; è una bella e tecnica goulotte (difficoltà alpinistica: TD) che io ed Andrea fecemmo almeno tre anni fa.

Proseguiamo verso la Tour Ronde scendendo il ghiacciaio di circa 150m in dislivello, sempre al buio e alla luce delle nostre frontali. L'aria fredda è ancora gestibile, e man mano che risaliamo il ghiacciaio, si vede dietro l'Aiguille Verte la prima luce dell'alba.

Le forme delle montagne, del gruppo del Monte Bianco, riprendono forma una ad una.. le riconosco tutte. Rimango affascinato e incantato da tanta natura così unica, irripetibile.

La luce ora illumina sempre più le pareti di roccia e quelle di ghiaccio, l'aurora dà quel senso di quiete ma gela il nostro corpo, perchè il freddo si fa sentire maggiormente.

Ad un certo momento, alzo gli occhi e non credo a ciò che vedo!

La luce migliora sempre più, ci avviciniamo al colle da dove inizia la cresta sud ovest che vogliamo scalare, il cielo si schiarisce e si colora sempre più dal blu profondo mare, al celeste, al rosa e al rosso... ma in tutto questo splendore, appoggiata su di una roccia, la Luna! Uno spicchio di Luna bianchissima su di uno sfondo blu notte a sfumare nell'azzurro fino all'arancione.

Al colle, Andrea ci arriva prima di me perché mi attardo a scattare moltissime fotografie, colto da una fortissima emozione.

Le pareti di granito cominciano ad incendiarsi di rosso intenso, la calotta di ghiaccio della vetta del Monte Bianco cambia colore a vista d'occhio, da giallissimo si trasforma in arancione, il freddo aumenta! Ci sentiamo gelare le mani, e il vento si alza più forte. Forse siamo a molti gradi sotto lo zero!

La mia acqua del camel bag è inservibile... nel tubo l'acqua è ghiacciata, ma lo era già appena fuori dal rifugio Torino, ma speravo che l'acqua si scaldasse col sorgere del sole.

Il freddo aumenta.

Le dita delle mani sono congelate nonostante i miei guanti in “primaloft/gore.tex” che uso normalmente sulle cascate di ghiaccio. Anche Andrea ha freddissimo e dice che si sente il dito anulare completamente insensibile.

Agitiamo le braccia, ci copriamo di più, con il piumino sul pile, e indossiamo la giacca in gore.tex, ma sul momento nulla serve per scaldarci.

Usciamo allo scoperto di una roccia, che c'è servita di protezione dal vento per la vestizione, e ci avviamo a scalare la cresta sud ovest.

Il sole è ancora sotto l'orizzonte, ma la luce è ormai chiara e vediamo tutta la Valle d'Aosta imbiancata di neve sotto di noi.. questa volta a sfumare, nei colori del celeste, del rosa e viola.

Vediamo le luci del rifugio Torino, e le luci di Courmayeur nel fondo valle.

All'orizzonte, ora si vede benissimo la sagoma inconfondibile del Cervino e tutto il gruppo del Monte Rosa... il sole ora si sente penetrare con il suo leggero calore nei nostri corpi.

Le mani riprendono dolore, e ciò significa che il sangue sta ritornando a circolare liberamente nelle nostre dita.

Ora scaliamo la cresta di granito rosso, con passi facili. Presto però ci troviamo sul tratto della cresta più affilata ed esposta!

Ci leghiamo.

Parto io e scendo una paretina di terzo grado per una decina di metri, mettendo delle protezioni per dare sicurezza ad Andrea che scenderà dopo di me.

Poi la cresta risale con un passo di roccia difficile e mi fermo ad un terrazzo, in mezzo a due lame di roccia. Recupero la corda e Andrea. Riparte lui, affronta un tratto di cresta sul quarto grado, ma in orizzontale. I passaggi sono esposti e ancora fa freddo, ma ormai siamo illuminati da un sole arancionissimo.

Supera con molta attenzione la cresta affilata, salenso e scendendo le rocce esposte. Il tutto con i guanti per proteggersi dal freddo. Si ferma mi recupera.

Lo raggiungo in sosta, rendendomi conto della difficoltà nel muoversi con gli scarponi e i guanti.

Riparto affrontando il passaggio più difficile della cresta. Un passo di tre metri di quinto grado... ah dimenticavo, non ci siamo mai tolti i ramponi.

Supero una paretina di terzo grado verticale, arrivo ad un terrazzo sotto al diedrino di quinto grado, sempre con i guanti e ramponi ai piedi.

Supero incastrando un rampone nella larga fessura, e salito un poco raggiungo il cordone penzolante che facilita il passaggio successivo permettendo di mettere le punte frontali dell'altro rampone nell'asola della corda, con i guanti cerco un appiglio che non trovo, ma ugualmente supero il muretto di roccia e arrivo alla comoda sosta.

Qui il sole ormai è sù e noi siamo a due passi (non è per dire) dalla vetta dell'Aiguille d'Entrèves di 3605m.

Dalla sosta, Andrea riparte e con due passaggi esposti di terzo grado, supera un intaglio a forbice di due lame di roccia affilate e si appoggia ad una di esse.. sull'altra si trova un ancoraggio e mi recupera. Sono le 09.30. Un'ora prima dei tempi previsti.

Nel suo andare non smetto mai di scattare delle fotografie, pur facendo sicura, perché sono immagini che vanno immortalate per mantenere più vivo il ricordo di tanta bellezza!!

Ricordo questa vetta di averla salita un paio di anni prima, dal lato dove ora ci caliamo in corda doppia.. Ricordo gli ancoraggi posizionati sulla roccia, perchè li avevo utilizzati per salire lungo la cresta nord est.

Infatti ad Andrea gli indico i luoghi dove trovare gli ancoraggi, per fermarsi e rifare la calata in corda doppia... dopo due calate siamo alla base della cuspide di roccia.

Ora una crestina nevosa ci conduce ad una piccola spalla da dove scendiamo fino ad un saltino di venti metri che si supera con un'altra calata in corda doppia, arrivando direttamente sul ghiacciaio.

Di qui, scesi alla traccia sul ghiacciaio riprendiamo a risalire per il rifugio Torino e alle 12.00 siamo sulla terrazza panoramica del Torino, felici e soddisfatti per aver realizzato un bellissimo progetto alpinistico con sole due giornate da Roma.

Massimo.  Live the Mountains”

 

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